
Attenziù
Attenziù!!
In questo blog ci viene troppa gente che mi conosce. Mi sto cominciando a formalizzare.
Intanto Chiara Bonfanti è un nome di fantasia.
Non ho niente a che fare con una Toscana a cui mi si collega. E con cui mi scuso.
E io sono barese, abito a Roma.
Chiara Bonfanti è un nome collettivo come Luther Blisset utilizzato da un gruppo di artisti per postare le loro cose.
In questo blog si raccontano solo storie di fantasia, niente di quello che scrivo è vero e tutti i personaggio sono inventati.
Io sono una contastorie. Ecco.
Una volta chiesi a suor Alina dov’era suo marito. Lei mi disse che era sposata con Gesù. Che tutte li, erano sposate con Gesù.
Com’era possibile che fossero tutte sposate con un morto ?
All’inizio me lo chiesi poi non me lo chiesi più.
Mi mostrò un anellino d’argento con uno inchiodato in una croce. Era lui, Gesù.
Riconobbi che se lo avessero giustiziato sulla gogna, sarebbe stato un bel casino iconografico. M’immaginai le chiese con un cadavere emaciato penzolante appeso dal collo al posto della croce in fondo alla navata. O con una bella sedia elettrica. E le signorine con la catenina d’oro con appeso un impiccato. E le tombe. Una fila di figure impiccate. Anche sull’anello.
Non mi sembravano femmine vere, mi domandavo cosa erano, dunque. Forse si veniva fuori dalla pancia così, cioè ci si nasceva suora, o prete. Fisicamente diversi dal mio babbo e dalla mia mamma. Volevo sapere se anche loro portavano le mutande, e quando, un giorno, da sotto una scala, scoprii che sì, le portavano, nere e semplici, mi sentii rasserenata. Sazia.
Corsi a dirlo a mia nonna. Lei mi brontolò.
- Pronto? Chi sei?
- Sono Paolo, da Termoli.
- Ciao Paolo, quanti anni hai?
- Sette
- Senti Paolo, vuoi dirmi che preghiera recitiamo, siamo un po’ in ritardo oggi
- Allora, io vorrei recitare…’Salve regina’...è per il mio nonno Renzo che è all’ospedale…
- Facciamo tanti auguri al nonno Renzo, e recitiamo insieme, va bene Paolo?
- Sì.
Salve regina, madre di misericordia, vita, dolcezza speranza nostra, salve.
A te ricorriamo, noi esuli figli di Eva.
A te sospiriamo gementi e piangenti…
In questa valle di lacrime.
Anche io pregavo seguendo la radio. C’era Radio Dio, la nonna l’ascoltava sempre.
[...]
- Nonna…è sempre occupato…
Era difficile prendere la linea a Radio Dio. Anche io volevo pregare con quella suora dalla voce d’ovatta opaca. La mia voce e la sua, che galoppano all’unisono, verso l’alto, verso il posto dove vanno le preghiere. La sua voce…che veniva dalla radiolina unta, accanto ai fornelli, era un morbido veicolo di piume, dove volevo far salire i miei desideri.
Io ho un problema Gesù.
Mangio troppo e la mia mamma mi sgrida. Come fo?Io mi sento normale solo quando spengo la luce, e vado a letto. La notte non mi vede nessuno. Sono un respiro. Come tutti gli altri bambini, amen.
Si intendeva molto bene coi vegetali, che, privi di organi per la fonazione, comunicavano tramite canali molto più sottili.

Con loro riusciva a intavolare conversazioni complesse e strutturate. Si disquisiva, ad esempio, sul tempo che faceva, su quello che avrebbe fatto nei giorni successivi, e se fosse meglio aspettare ancora qualche settimana per seminare la salvia o se il terreno fosse già pronto, ci si scambiavano consigli, rimedi, spesso si creavano veri e propri circoli di discussione, in cui ognuno sfogava i propri problemi personali, mentre gli altri cercavano di incoraggiarlo e sostenerlo come potevano.
Sono strani, i vegetali. Non sembrerebbe, forse perché hanno le radici e non si spostano molto per il mondo, ma conducono vite molto intense e non senza qualche piccola grana ogni tanto.
Il principe la osservava spesso dalla sua finestra, mentre con le sue piccole dita sottili strappava le foglie secche dalle piantine che vibravano goduriose e riconoscenti.
i suoi movimenti gentili e silenziosi lo ipnotizzavano, disegnavano nell’aria una musica muta ma precisa, che lui riusciva perfettamente a percepire, e a sentire nel suo cuore. Avrebbe potuto suonarla, con la sua viola, per far sentire a lei quanto era bella, che lei non lo sapeva.
Soprattutto, la notte, quando non riusciva a dormire, si affacciava spiando nella finestra di lei per riuscire a scorgerne le forme del corpo abbandonato al sonno e all’incoscienza.
A un certo punto, verso le due, le tre, dalla stanza della bella iniziava a sfilarsi un rumore dolicissimo, amoroso, simile alle fusa di un gatto.
- Finalmente, la principessa russa!- ,
pensava il principe polacco, si posava la mano sulla guancia, inclinava la testa, e si abbandonava all’ascolto dei suoi ronfettii amati, finché, cullato da essi, scivolava piano piano in uno stato di benessere e di quiete che lo accompagnava al sonno meglio delle sue boccettine.
Russava tutto di seguito, senza balbettare, con un bu continuo e cullante, che a volte prendeva le forme di una melodia.
Col passare dei giorni, o meglio, delle notti, il principe si accorse che il russare della principessa non era sempre lo stesso, alcune volte era morbido e dilatato, altre si faceva veloce e affannoso, altre ancora si ripeteva ad intervalli cadenzati con pause piuttosto lunge fra un respiro russolante e l’altro. A forza di ascoltare riuscì ad indovinare che tipo di sogni stesse facendo la bella, quando erano distensivi e quando invece si facevano tristi e cupi.
Una notte, il respiro di lei si fece sempre più corto e affannoso,
il russolio bu cominciò ad uscire nervosamente e a scatti, tanto da non assomigliare più alle fusa di un gatto, ma al grugnire sgraziato di un porcello.
- ….b….b…b…bb..bbb…bbbbbuuuu!...b….bb….bbb…bbbbuuuu!
Il principe si rese conto che la sua bella era preda di un incubo. Ma come fare per salvarla?
In uno slancio estremo di altruismo pensò - dato che lui non sognava mai - , che avrebbe potuto sognare gli incubi della principessa al posto suo, sgravandola così almeno un po’ da quel malessere. Tuttavia si rese velocemente conto che si trattava di un’opzione difficoltosamente realizzabile.
L’unico modo sarebbe stato quello di poterla svegliare, ma non riusciva a farsi venire in mente come.
Lasciò la finestra, ed entrò nel suo appartamentino, in cerca di una buona idea.
In un angolo notò la sua viola che riposava.
Si affacciò nuovamente alla finestra e, poggiando con delicato gesto regale l’archetto sulle corde, cominciò a suonare per lei, accompagnando il suo russio bu spezzettato, e conducendolo piano piano verso un percorso scorrevole e fluido, finché, guidato dalla musica, non tornò a farsi morbido e languido come le fusa di un gatto.
- Adesso starà sicuramente facendo sogni belli- pensò il principe, ma invece di tornare dentro per riporre di nuovo la viola nella custodia, rimase alla finestra, rapito dal gaio russare.
-Buuuuuu…buuuuu…buuuu…-
Quanto era dolce al suo cuore!
Il principe si sentì felice,
una felicità improvvisa che lo scuoteva tutto partendo dai piedi fin sotto le ascelle e poi fino alla testa, come il solletico delizioso di un’angelo.
Una felicità che lo prendeva in tutto il corpo e non ne lasciava fuori neanche un pezzettino.
Preso dalla gioia, cominciò a mettere nuovamente mano alla viola, accompagnando il respiro bu russolante dalla principessa. Ne uscì musica meravigliosa, i russii presero il volo prendendo le forme di una melodia notturna dolcissima, sempre nuova, che invase le strade assopite fino allo spuntare della prima fettina d’alba. Una musica che si insinuava nelle stanze piene di sonno dei bambini, dei vecchietti, degli amanti. Tutti gli abitanti del quartiere cominciarono a fare sogni belli.
E i sogni belli cominciarono a svolazzare fra le finestre del principe e della principessa, attorno ai loro richiami d’amore.
Mi trovo a una scuolina elementare svizzera sperduta in una piana. Gli insegnanti, con solo due anni di formazione post scuola superiore, (niente laurea, e a me pare ridicolo che in Italia vada a insegnare alle elementari gente con due lauree; realta' ormai conclamata), entrano col posto fisso a 21 anni, e guadagnano piu' di quanto guadagna da noi un prof delle superiori.
Diciamo che al primo incarico prendi piu' di tremila euro al mese.
I bambini svizzeri non pagano nè libri, nè quaderni fino alla quarta media. Tutto è disponibile a scuola, anche stilografiche e colori.
- I genitori pagano gia' con le tasse il materiale scolastico- mi fa la direttrice, come se fosse la cosa piu' scontata del pianeta.
Hanno il lavandino in classe e attrezzature da urlo, fanno la raccolta differenziata, fanno lezione in ciabatte; la loro dimensione infantile è molto piu' rispettata, da noi sono gia' piccoli impiegati.
Gli ipodotati, i diversamente abili, speso finiscono alle scuole speciali, cosa triste e ghettizzante nella teoria, ma nella pratica vengono seguiti al mille per mille con attrezzature modernissime e avviati a una professione. In Italia facciamo tanto i ganzi che da noi i bimbi stanno tutti assieme ma poi non ci sono insegnanti di sostegno, non perchè non esistano, ma perchè mancano i soldi, chissa' dove finiscono. Allora mille volte meglio la coerenza e la concretezza al nostro idealismo idiota.
A scuola c'è un machintosch nuovissimo in sala insegnati con connessione super veloce e io posso andarci ogni volta che voglio.
E' vero che la nostra cultura media è sicuramente piu' elevata, che ogni luogo ha i suoi limiti, ma qui ci battono su altri fronti. La legalita', per esempio.
Mi hanno spedito il modulo per fare le supplenze alle medie. Prima di aprirlo pensavo a un lunghissimo dossier da compliare come in Italia. Invece era uno foglio con UN SOLO fronte, dove bisognava scrivere nome e cognome e fare una croce accanto al tuo tipo di laurea.
Mi veniva da piangere, e non scherzo. Avete presente voi i moduli che ti danno in Italia? Che manco uno con la laurea riesce a compilarli e bisogna fare le file chilometriche in CGL?? Ma vi rendete conto di come ci prendono per il culo? di come non ci rispettano?
In una facoltà italiana in cui si devono dare dodici esami l'anno e gli appelli sono solo tre, ho detto agli altri studenti, cazzo, facciamo una raccolta di firme e chiediamo che venga fatto un appello al mese per ognio materia, nessuno si puo' laureare in tempo cosi'. I professori fanno lezione quettro mesi l'anno e basta, possibile che con gli stipendi che hanno non possano mettere a disposizione tre cazzo di giorni al mese per gli esami? Ma ovviamente nessuno mi ha cacato, quelli di sinistra fanno le okkupazioni e mi fanno una pena infinita, quelli di Forza Italia ci battono in signorilità e fanno tutti tranquilli le loro raccolte di firme.
Insomma alla fine lo si prende sempre nel culo, e invece di pagare le tasse per garantire gratis i libri ai nostri figli manteniamo quei baronetti dei docenti universitari.
Mamma mia.

ecco.
Io volevo dirvi questo. Vi sentite soli (magari, mica per forza). Oppure: Calderoli sta diventando vice premier. Avete paura. Venite a vedere il concerto dei
CLAMOROSI sensi di COLPA
25 aprile h 21.30 La Citè Libreri a Caffè, Firenze
7 giugno h 21.30 Il ristoro dell'Arte, Signa, FI

perchè vi incoraggerà. Vi aiuterà ad elaborare contromisure.
Natalino Otto, Carosone, Buscaglione,
ad oggi si cantiamo anche Io parto per Calcutta e vado nel Perù, e non ritorno a casa amore mio mai più..
Come vedete dalla foto, due belle gnocche di cui una nerovestita che è la Bonfa, e la rossa è L'Olivia. Quello al centro non ricordo come si chiama, quello dietro è Lohengrin, non è un nome d'arte. E' per via Wagner.
Sua madre si chiama Walkiria e vi assicuro che non è una mia trovata, ma una storia vera. Anzi, è una dinastia.
Qui non si vedono perchè sono spiriti guida (in foto non vengono); sto parlando di mister Garzella al sax baritono e mister Morteimprovvisa Rastrelli all tromba. Due ragazzi d'oro.
Purtroppo, a Firenze io non ci sarò causa soggiorno Svizzero, tra poco sarò incinta. Ma potete venire lo stesso perchè l'Olivia canta quasi bene come me, se lo fo io lo può fare anche lei!!
Scherzi a parte, sono bravissimi e sessualmente disinibiti, si esibiscono talvolta in curiose performance di travestimento, non senza un certo brio. Nel blog sono linkati. Andateci .
Sul sito troverete anche Barb'ra , e potrete partecipare al concorso ORDINA ANCHE TU QUALCOSA a BARB'RA, guardate il video.
E adesso è l'ora che vada a letto.

e un po’ devo dire che anche su questo ero d’accordo
E’ stato lui, Pietro, a trovarmi questo lavoro di traduttrice, che svolgo tutt’ora. Diceva che io ero l’alchimista delle parole. E quindi l’alchimista delle realtà, e del mondo.
Perché il linguaggio è ciò di quanto più vicino al pensiero umano esista. Il linguaggio struttura la nostra realtà. Struttura il modo in cui concepiamo le cose, e ci avviciniamo ad esse, per farne esperienza, e conoscerle.
In un sistema linguistico coerente, le parole sono prescrittive. Agiscono come leggi.
Il karma, per esempio. Fa parte della cultura religiosa orientale. Si basa sul principio di causa ed effetto. La condizione in cui mi trovo adesso, è il frutto di una catena di azioni da me poste in passato, e nelle vite precedenti. Esso è formato da parole, pensieri e azioni. Ma anzi tutto da parole. Parole di disprezzo verso ciò che viviamo o verso gli altri, lamentele, fanno si che la realtà che percepiremo, e che quindi creeremo attorno a noi, sia povera, poca e senza speranza. Le parole sono potenti. Influenzano la nostra vita, ma noi non lo sappiamo e viviamo come ciechi.
Una difficoltà che ho avuto, qui in Italia, è stato il colore verde. Pietro vestiva sempre di verde. Verde scuro. Io non lo distinguevo, quando la mattina mi chiedeva di prendergli la cravatta verde nell’armadio. In giapponese il verde non esiste. E’ una gradazione dell’azzurro. Come dire azzurro chiaro, azzurro scuro.
Non esistono parole per indicarlo.
In Giappone non esistono neanche i biscotti economici all’olio di palma. Non abbiamo parole per dire società. E’ difficile tradurre in giapponese concetti filosofici. Per tradurre il termine società, si è scelto di usare un ideogramma che originariamente significava riunione al tempio.
Ogni ideogramma ha un significato talmente ampio e aereo e malleabile, che voi impazzireste.
Si cerca di capire gli eventi nel loro contesto. E allora cambiano.
E questo ci rende così affabili alla morte e al mutamento che ci trovano più predisposti rispetto a come lo siete voi, con la vostra lingua così analitica ed esatta, ma così statica. Un meccanismo perfetto che funziona solo con i suoi gettoni. Che da risposte solo alle domande che nascono in seno alle sue leggi.
Non so che ruolo ho avuto nelle parole di Pietro.
Ma certamente ero un lemma particolare, che respirava bello e raro sotto una teca di vetro. Bellissimo da guardare. Un lemma d’uso non molto corrente.
La prima volta che ci ho parlato sul serio è stato al supermercato, qualche giorno dopo il mio esame.
Si era visto che ci stavamo simpatici, ma tutto era finito con la firma sul verbale.
La cassiere qui in Italia sono delle madonne sedute sui loro troni. Imponenti. Icone sacre coi capelli cotonati, fermaglietti luccicanti e disegnini sulle unghie lunghissime fresche di estetista che incidono onnipotenti i pulsanti della cassa.
Noi non ce le abbiamo le madonne così, nel nostro culto. Pensiamo che Gesù non sia il figlio di Dio. E quindi Maria per noi è solo una figura storica, una madre.
Però mi piace pensare a queste cassiere come a delle vergini colte da angeli di carne, ingioiellate, incinte, con un piccolo Cristo che succhia buono dai loro capezzoli tenuti su dalle unghie decorate di strass, mentre passano i codici a barre sul lettore decodificando i valori delle leggi di mercato e consegnano scontrini amen. Andate in pace.
Delle sante cassiere. Con l’occhio quasi bianco e le pupille al cielo, verso la loro corona di luce."
P R E C E D E & C O N T I N U A . . . (spero di sapere presto dove)
Una Casa Pelosa

Il mio ragazzo dice che la luce è un'invenzione preziosa e che noi viviamo in una società folle e pervertita che la usa per depilare definitivamente le ascelle e la patata delle donne.
Cioè,
Edison ci fa il piacere di inventare la lampadina, e noi ci facciamo il laser. Il mio ragazzo dice che è immorale. La prima volta che abbiamo fatto l'amore si è sconvolto notando l'assenza di peli sotto le mie braccia. Ha detto che sono belli; che per un uomo sono la promessa del sesso femminile.Bisogna portarli, insomma.Non estirparli. Mi è dispiaciuto molto, mi sono sentita in imbarazzo e gli ho assicurato che tanto ricrescevano. Ora non mi depilo più ma le ascelle mi puzzano subito, e le mie amiche mi chiamano pelo selvaggio.
C'è una cosa, che non ho detto al mio ragazzo. Perchè mi vergognavo. Non gli ho detto che negli anni novanta noi stavamo pieni di debiti e senza casa. I debiti li faceva tutti mio padre. Così mia madre, a una fiera, ha trovato lo stand di un'azienza che faceva questi laser per la depilazione definitiva che i peli non ti ricrescevano proprio più più.
Ho passato interi pomeriggi a dirigere il puntatore sul bulbo e sparare, (spara yuri spara, spera yuri spera) inalando tutto quell'odore di pollo bruciato degli inguini altrui.
Era un business, c'era tanta gente perchè erano i primi modelli che uscivano. Mia madre metteva tutti i risparmi su un libretto al portatore riguardo al quale avevo giurato di tacere l'esistenza a mio padre, altrimenti avrebbe insistito per sperperare tutto. Un giorno mia madre se ne è venuta fuori che mio nonno ci aveva fatto un regalo: un po' di soldi per aprire un mutuo. Adesso ci mancano altri dieci anni, ma abbiamo praticamente una casa nostra.
Questo io al mio ragazzo non gliel'ho detto, perchè mi vergognavo.
Che la mia casa è fatta di peli abbrustoliti.
Una casa pelosa.
Ti garbano i?
r e B u S
"Qui mi ridono tutti in faccia perchè parlo toscano. Non riescono a trattenersi, è una vera umiliazione.
Ieri sono entrata in un negozio, e ho notato appeso alla vetrina un manifestino della Lega Ticino che diceva "Vigili urbani!! Non multate le nostre auto, multate le erbacce!!! E' una vergogna!". A seguire foto varie di simpatiche erbette ribelli che crescevano nelle fessure di qualche marciapiede. Se penso che Napoli è sotterrata dai rifiuti, e in Ticino si infuriano per la vegetazione prorompente..
Accanto al manifestino una specie di albero genealogico in ordine di rango con una serie di foto primo piano come vanno molto quassù, sono i candidati, mi metto a osservare...
Dio, sono toscana..se mo entro e apro bocca mi danno dell'immigrata e mi cacciano a male parole..
A un certo punto mi si avvicina il padrone munito di pipa alla vaniglia, mi sfumaccia in faccia come il brucaliffo, e invece della sua classica domanda esistenzialalicesca
(<<COSA-ESSERE-TUU?>> <<IO..SONO UNA BAMBINA..>><< E-COSA-ESSERE-BAMBINA?>>), mi chiede: Riconosce qualcuno?
No, ma io, veramente..non sono di qui..
Guardi meglio, signorina..
Buio.
Non mi riconosce?
Con l'indice comincio a scorrere il similalbero genealogico e...ahhh..questo è lei! E' lei questo!
Brava! Eh, non mi riconosceva perchè li ho la cravatta! E questa ragazza quà- si gira indicandomi la signorina accanto a lui- non la riconosce?
Mo la trovo, mo la trovo...scorro l'indice..Ecco ecco!! E' lei!!!
Giusto?
Ma cosa sto facendo? (mi sorge un dubbio).
La signora di un negozietto di cartoleria, invece, ha mollato il cliente tedesco in tronco, emozionandosi della mia provenienza perchè infatti lei è originaria di un paesino a dieci chilometri da casa mia. Abbiamo cominciato a conversare amabilmente.
Il tedesco era incazzato nero.
Qui mi diverto un monte.
I ticinesi sono gentili."
C O N T i N U A... (Questo è un racconto fantastico, tipo Harry Potter.) (Ogni riferimento a cose fatti persone è da ritenersi puramente casuale)
" Benvenuto.
Tu vieni da una porta.
E ovunque tu vada
finirai per trovarti sempre di fronte a un'altra porta.
Ci sono molte porte che uniscono il nostro mondo al tuo, noi le attraversiamo spesso. Tu solo occasionalmente. Però non lo sai."
Caro Ilario,
mi sento sola.
Mi sento paralizzata. E raccolta non c'ero. forse sono costretta a vivere una vita non mia, a raccontare le vostre danze dal mio vetro. C'è il sole e mi sento una marionetta torta vestita da sposa, in braccio al suo sposino che ride e guarda avanti e non la vede. Ilario. Ascoltami Ilario. Ilario mi guardi e fai bolle con le labbra. Essere nata cosi. E' davvero difficile. Ti guardo aleggiare all'angolo de mio letto. E mi manca il fiato. Ho paura di morire. E penso che no, se sto ferma, se non mi muovo, se continuo a respirare. Allora forse non muoio e riesco a vivere, finchè non torni a casa. Se il respiro non si affievolisce. Se il respiro non mi lascia. Se il respiro non mi lascia. E le meravigliose spugne trasparenti dei polmoni continuano ad aprirsi come meduse. Ventagli d'acqua e sangue. Se continuano a effervere. Se non muio, Ilario.
Se la mente mi assiste e le mie mani non tremano. E il corpo resta mio, e la mente non vola come ucceli via.
Franca

Questi qui...
sono due piccoli embrioni. morbidi... si sono appena attaccati presso di te, fluttuano in questo grembo e ascoltano.
Questa è la tua madre perla.
Le ali della tua conchiglia aperta, e allora le tue orecchie si fanno da embrione a mollusco di queste tue gote.
E questa è una gola, una gola marina, una gola profonda, dove non si sa cosa c'è dentro e non si sa dove finisce. Questi sopra. Sono tubi soffianti di scarico in mare. Ci va il sapone e le tue cacche, e i resti del pranzo.
Appena sotto, e sotto la gola, si torna su. Quì c'è uno scoglio a dove ci si tuffa. E io ci monto sempre sopra. E il tuo collo è sul suo sotto, verso lo sterno, ci sono un mare di vongole piccole cozze appese. Ti cingono il collo di gestazioni perenni.
Se sali sali sali, c'è la spiaggia, sotto ci sono altri due molluschi umidi, dai brevi tentacoli neri.
La spiaggia è calda, e io mi ci riposo volentieri.
Più sopra c'è la macchia. Lì il sole non ci batte più. E c'è l'ombra. E insomma, ci si sta bene.